Medicine alternative: qualcosa sta cambiando

di Elena Fumagalli

Al via una nuova pianificazione mondiale per lo sviluppo e la diffusione delle medicine alternative e una regolamentazione in alcune regioni italiane per tutelare la professionalità degli operatori e la sicurezza dei pazienti.

medicine alternativeLe medicine complementari o non tradizionali, che vanno dall’agopuntura alla fitoterapia, dall’omeopatia, all’omotossicologia, dalla medicina tradizionale cinese a quella ayurvedica, fino all’osteopatia, sono da sempre oggetto di scarsa considerazione e discriminazione da parte di medici, personale sanitario e più in generale dal sistema sanitario nazionale.

Negli ultimi mesi invece qualcosa sta cambiando.
È infatti della fine di novembre la notizia della pubblicazione di un documento redatto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, il World health Organization Traditional Medicine Strategy 2014-2023, in cui si pianifica per il prossimo decennio una strategia per orientare i leader sanitari in modo da sviluppare il concetto di salute e aumentare l’autonomia del paziente. Due gli obiettivi fondamentali dell’Oms: il primo è quello di sostenere gli Stati a sfruttare il contributo delle medicine tradizionali e non convenzionali per la salute, il benessere, la sanità e la medicina centrata sulla persona; il secondo quello di promuovere l’uso sicuro ed efficace di medicine tradizionali e non convenzionali attraverso la regolamentazione dei medicinali e delle competenze professionali. Per raggiungerli, viene indicato un percorso obbligato in tre tappe: 1) la costruzione della conoscenza di base e la messa a punto di politiche nazionali; 2) il rafforzamento della sicurezza, della qualità e dell’efficacia attraverso la regolamentazione; 3) la promozione della copertura sanitaria universale, inserendo le medicine tradizionali e non convenzionali nei sistemi sanitari nazionali, aumentando le capacità di auto-cura delle persone e promuovendo il concetto di auto-cura nei sistemi sanitari nazionali.
Anche in Italia si muove qualcosa: proprio in questa direzione va la legge che regolamenta l’esercizio delle medicine complementari approvata all’unanimità dall’Assemblea legislativa delle Marche.
In Italia infatti, secondo l’Eurispes, il 14,5% della popolazione ricorre a queste tipologie di trattamento. In generale sono persone di età adulta, dai 25 ai 64 anni; più le donne (4 milioni e 700 mila) che gli uomini (3 milioni e 162 mila) e la terapia non convenzionale più usata è l’omeopatia (6,2%), seguita da agopuntura e fitoterapia.
Di fronte a questi dati non è più possibile chiudere gli occhi e non dare un valore alla libertà di scelta del paziente che si aspetta di trovare di fronte alle proprie necessità sanitarie medici e personale specializzato e informato sulla medicina tradizionale e non; e che nella abituale pratica medica usino coscientemente e indiscriminatamente tutte le medicine a 360°.

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