Il nostro cervello cinese

di Danilo Campanellaesagrammi

Nell’antica Cina il rapporto tra divinazione e matematica era strettissimo. L’universo era suddiviso filosoficamente e teologicamente nei principi opposti-complementari di Cielo e Terra. Il cielo era considerato un principio attivo, la terra passivo. Il cielo fu indicato col numero 1, la terra col 2. Ma il numero 1 era un numero speciale, in quanto doveva rappresentare il simbolo del cuore dell’universo intero, la “totalità dell’esistenza”. Alla terra dunque fu assegnato il numero 2. A quel punto tutti i numeri pari furono assegnati alla terra, mentre tutti i numeri dispari a partire dal 3 al cielo. La numerazione binaria che oggi usiamo nei calcolatori, non è quindi un sistema di numerazione inventato dal filosofo e matematico Gottfried Wilhelm von Leibniz (1646-1716). Egli fu solo il primo che descrisse, nel suo libro De Progressione Dyadica (1679), degli esagrammi cinesi portati a lui da un prete cattolico della Compagnia di Gesù, tale Joachim Bouvet.

Il religioso inviò a Leibniz una tavola degli esagrammi cinesi del testo dei I-CHING, conosciuto anche come Oracolo delle Mutazioni1, le cui origini si perdono nella Cina preistorica, circa 4000 anni fa. Il missionario riteneva che questo testo religioso-filosofico avesse bisogno, da parte occidentale, di uno studio sia matematico che filosofico, per carpirne appieno i segreti dell’esoterismo orientale. Leibniz dal canto suo scoprì, dal grande cerchio dei 64 esagrammi, che se sostituiva la linea spezzata con lo 0 e la linea intera con un 1, poteva benissimo rappresentare qualsiasi numero in una progressione che verrà chiamata “binaria”. In realtà, il testo Oracolo della Mutazioni aveva, per gli antichi cinesi, lo scopo di riflettere quelle mutazioni2 che avvengono costantemente in tutti i piani dell’universo (o del multiverso, come lo conosciamo oggi), e gettare la luce della sapienza dietro le apparenze del mondo. Nel I-Ching3 le linee intere e le linee spezzate servono per rappresentare i principi fondanti dell’esistenza: la linea spezzata ( _ _ ) fu chiamata YIN, il “polo negativo”, l'”off”, la passività, la frammentazione, il disordine, il male, e rappresentata con lo 0; la linea intera ( _ ) fu chiamata YANG, il “polo positivo”, l'”on”, l’attività, l’ordine, il bene, e rappresentata con l’1.

A queste venne aggiunta un’altra linea, che formò le otto possibili figure trilineari, dette trigrammi. A ogni trigramma venne dato un nome. Combinando i trigrammi in coppie abbiamo 64 figure di 6 linee ognuna, chiamate esagrammi.

Il filosofo Leibniz poco incline all’aspetto esoterico e molto a quello logico-matematico, concentrandosi sui segni “scoprì” il sistema binario4. In informatica l’espressione “codice binario” si riferisce a notazioni che utilizzano simboli binari o bit. Nel contesto della programmazione, per codice binario si intende come codice eseguibile da un processore, nell’ambito della rappresentazione dei dati, invece, si riferisce a un modo di rappresentazione di numeri interi corrispondente al sistema numerico binario o a un sistema derivato. La stessa espressione di “codice binario” può essere anche usata intendendo un codice che utilizza un alfabeto (crittografia e discipline analoghe) composto da due soli simboli (0 e 1).

Il filosofo in tal modo anticipò sia la logica di George Boole (1815-1864), ma anche il linguaggio del calcolatore5, attraverso il quale il programmatore fornisce istruzioni al computer attraverso un linguaggio, in base al quale il calcolatore interpreta, senza alcun bisogno di sapere cosa siano le istruzioni (bit) che riceve dall’uomo, ed elabora, in termini matematici binari, ogni informazione. Il sistema leibniziano era un sistema convenzionale che, come abbiamo visto, usava due soli simboli (0 e 1), operando in base 2. Ogni numero è rappresentabile mediante una serie di zeri e di una unità, moltiplicate per potenza di 2 a seconda della posizione occupata, e poi sommate tra loro.

Tale numerazione binaria fu utilissima in seguito nei laboratori elettronici. Quella I-Ching è una teoria simbolico-numerica molto simile a quella della Setta dei pitagorici, come ci è stata definita da Diogene Laerzio: «i quattro elementi della filosofia greca, sono Fuoco, Acqua, Terra e Aria, e derivano indirettamente dai numeri»6.

Oggi i commutatori elettronici seguendo la tabella I-Ching7, operano con quel sistema, hanno due posizioni e sono rappresentate dal numero 1 e dallo 0, e con tale informazione procedono su un byte fino a costruire 64 bit. Inoltre, grazie alle moderne ricerche scientifiche in campo neurologico sappiamo oggi che i neuroni degli esseri umani obbediscono alle medesime leggi8. I bottoni sinaptici, ricevendo gli stimoli, come informazioni dei cinque sensi, sono “on” o “off” per effetto della differenza del potenziale elettrochimico ionico delle rispettive membrane, la cui potenza va da -30 mV a +70 mV, determinando l’apertura o no delle medesime membrane9. Gli ioni, a loro volta, generano un flusso di corrente negli assoni in forma di particelle quantiche, che si depositano nei neuroni lasciando la cosiddetta “traccia mnestica” su cui ancora tanto si dibatte in campo scientifico. Tale presunta registrazione “in bit” dell’energia, rappresenterebbe la traccia chimica viva dei ricordi, delle esperienze10.

Essa ancora non è stata trovata, ma chi la cerca le ha già dato un nome: enagramma. Probabilmente in quest’era computerizzata si potrà, grazie all’apporto della neuroscienza, fornire una completa comprensione dell’Oracolo delle Mutazioni, visto e considerato che, anche in questo momento, milioni di computers nel mondo stanno lavorando grazie all’apporto dell’antico I-Ching che, a sua volta, è stato concepito da uomini che hanno inconsapevolmente riprodotto il proprio sistema neuronale11. Evidentemente, Kant aveva ragione. Egli pensava che l’essere umano avesse un’idea innata dello spazio, delle linee, delle superfici, delle intuizioni sulle quali, sempre secondo il filosofo si sarebbero sviluppate realtà fisiche e matematiche, nonché la stessa geometria euclidea.

Proprio su tale argomento, un gruppo di scienziati ha condotto delle osservazioni su tre categorie di persone: una popolazione sudamericana denominata “mundurucu”, un gruppo di adulti occidentali e un altro gruppo di bambini statunitensi in età prescolare. A tutti hanno chiesto se si potesse tracciare una linea su tre punti non allineati. Interessante fu notare che gli indigeni dell’Amazzonia davano delle risposte da cui si evince che anche essi posseggono questa intuizione euclidea dello spazio. La geometria, come anche altre entità intellettuali astratte, è quindi una capacità intrinseca della mente dell’uomo, innata o a acquisita quando il bambino ha accumulato una minima esperienza del mondo intorno a lui.

Per concludere, pare dunque che anche il nostro cervello, anzi, il nostro metodo di ragionamento, sia anch’esso, come molti dei prodotti che adoperiamo, made in china.

Note

1 G.W.Leibniz, La Cina, Spirali, Milano 1987.

2 J. Blofels, I Ching, il libro della mutazione, Oscar Mondadori, s.l. 1975.

3 La più impostante legge del I-Ching era costituita dall’opposta struttura dei numeri dispari e di quelli pari; l’antitesi dispari-pari diventava così il principio di nove opposizioni ulteriori, che dividevano il cosmo in cielo e terra, limitato e illimitato, uno e molti, maschio e femmina, acceso e spento, attivo e passivo, luce e tenebre, bene e male, quadrato e rettangolo. Alcune di queste hanno carattere fisico, altre, valore magico. Si veda il testo I King nella prefazione di Jung dell’Astrolabio Edizioni.

4 Eppure, il mondo scientifico dell’epoca arricciò il naso, valutando poco produttivo e, in definitiva, poco pratico, tale sistema. Fu ripreso da Boole nel 1855, che passa da sistema binario a logica binaria, ma subì la stessa sorte. Più tardi ancora, nel 1882 James legge ne realizzò un traduzione in inglese per il grande pubblico, il quale però non apprezzò le intricate spiegazioni a quella “bizzarria orientale”. I- Ching li riprese in mano anche Gustav Jung il quale li volle utilizzare per l’indagine psicologica.

5 A. Albertelli, Il pensiero logico di George Boole, pubbl. su “Le Scienze (Scientific American)”, n. 146, ott. 1980, pp. 22-30.

6 Diogene Laerzio, Vite, Libro VIII, cap. 19.

7 Si veda V. Fornari, L’oracolo dell’interamente mutevole, Edizioni Andromeda, s.l, s.a.

8 P. Rosati et al., Istologia, Edizioni Ermes, Milano 2007.

9 E. R. Kandel Schwartz – Thomas Jessel, Principi di neuroscienze, Editrice Ambrosiana, Milano 1999.

10 M. Bear – B.W. Connors – M. Paradiso, Neuroscienze. Esplorando il cervello, Elsevier Masson, Milano 2007.

11 M. Solms – O. Turnbull, Il cervello e il mondo interno, Raffaello Crtina, Milano 2004.

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