Seconda stella a destra

di Alexandra Parmentier

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“Quanto a me, non so davvero nulla, ma la vista delle stelle mi fa sempre sognare”, scriveva Vincent Van Gogh al fratello Theo nel 1888. E il grande visionario olandese, i cui numerosi cieli notturni hanno ben poco di inventato vista l’estrema precisione nella mappatura delle costellazioni dipinte, non era l’unico a valicare i confini di se stesso nell’alzare lo sguardo verso una volta stellata. Succede quotidianamente a molti di noi. Sicuramente succedeva a una delle signore della scienza che molto hanno onorato, nel secolo scorso, la già eccellente tradizione astronomica italiana – Margherita Hack, che ci ha lasciato poche ore fa all’età di 91 anni con la sobrietà che le era propria.

Intelletto vivace e piglio sociopolitico da pasionaria, come molti dei figli della seconda Grande Guerra. Ottima divulgatrice e attivista febbrile negli ambiti della ricerca e della didattica universitaria – sostanzialmente sua creatura l’Osservatorio Astronomico di Trieste, splendido; ancora insuperato, credo, quel monolite che è la monografia ‘Stellar Spectroscopy’ scritta con Struve nei tardi anni ’50.

Mi incuriosiva non poco di lei l’apparente rigidità della sua religione atea – forse una reazione all’ambiente familiare d’origine, affiliato alle dottrine teosofiche, forse alla morbosità di un giornalismo di scarsa qualità. Buona parte di noi artigiani del dato quantitativo cerca di educarsi, col tempo e con la pratica, ad un atteggiamento distaccato e avulso dai loop patologici che derivano dall’estendere in maniera impropria il rigore dei protocolli della nostra disciplina ad ambiti che non le competono. Puntualmente non vi si riesce o vi si riesce male – il buon vecchio Kuhn non si sbagliava.

Viceversa, ne ho apprezzato e condiviso diverse posizioni oneste e del tutto ragionevoli, a mio giudizio, come quella sul nucleare, per citarne una.

Mi piace ricordare questa toscana di razza immaginando anche lei preda di una curiosità prepotente e refrattaria a qualsiasi cura: siamo gli epigoni di Ulisse – non v’è focolare domestico che tenga di fronte alla possibilità di esplorare le regioni estreme di ciò che è conosciuto.

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Una risposta a Seconda stella a destra

  1. emanuela widmar ha detto:

    …me la ricordo bene Margherita quando arrivò alla Mazzini, la scuola media frequentata da mio figlio, dove tenne una conferenza di astrofisica ai ragazzi di 12/13 anni, spiegando contenuti difficili con un linguaggio semplice ed immagini affascinanti. Dato che l’evento era così eccezionale arrivarono anche studenti del liceo, universitari e noi genitori. Era veramente confortante e commovente osservare come tutti, adolescenti e adulti la seguissero conquistati e attenti. Alla fine, dopo un sincero applauso, si formò una lunga fila per ottenere la sua dedica su un quaderno, un poster, un libro. Lei, sempre gentile, esaudì le richieste e invitò il pubblico ad un’altra conferenza di approfondimento al Campidoglio, Vi andammo tutti, studenti, professori e genitori. Bellissimo fu il suo arrivo con una macchina elettrica e il sorriso con cui ci salutò. Anche questa volta si ripeté il miracolo di un pubblico eterogeneo composto da studenti, universitari e figure istituzionali, tutti in silenzio ad ascoltarla. Il risultato delle sue parole sulle stelle e le galassie fu la progettazione e realizzazione di una mostra sull’astronomia alla scuola media Mazzini. Venne creato un plastico sul sistema solare che occupò una intera aula e 120 cartelloni appesi secondo un percorso ragionato lungo tutti i corridoi della scuola. Uno sforzo enorme da parte dell’insegnante, dei ragazzi e delle famiglie, ma realizzato con tanto entusiasmo e con un livello di esecuzione talmente qualificato che ne parlarono anche alcuni articoli sui dei quotidiani. La mostra rimase aperta per molti giorni e i ragazzi, a turno, fecero le guide. Fu un esempio magistrale di didattica. Grazie ancora, Margherita!

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