Per un’antropologia della relazione d’aiuto

Intervento al Convegno di Globalità dei Linguaggi – MusicoArTerapia

“Globalità dei Linguaggi per la nonviolenza: Diritti Umani, Educazione e Cura”

Roma, 4-5-6 ottobre 2019

di Vito Correddu

Lo scopo di questo mio intervento è quello di contribuire a definire i soggetti che intervengono ogni qual volta ci troviamo nella situazione di prenderci cura dell’altro, in altre parole quando decidiamo di stabilire più o meno consapevolmente una relazione d’aiuto. Infine sarà quello di argomentare un’antropologia della relazione d’aiuto che abbia come fondamento un’etica della libertà, arrivando così a scoprire la necessità dell’azione nonviolenta.

Inizierei questo mio contributo con la definizione che Carl Rogers dà della relazione di aiuto. Egli sostiene si tratti di “una relazione in cui almeno uno dei due protagonisti ha lo scopo di promuovere nell’altro la crescita, lo sviluppo, la maturità ed il raggiungimento di un modo di agire più adeguato e integrato. L’altro può essere un individuo o un gruppo. In altre parole, una relazione di aiuto potrebbe essere definita come una situazione in cui uno dei partecipanti cerca di favorire in una o ambedue le parti, una valorizzazione maggiore delle risorse personali del soggetto ed una maggior possibilità di espressione”.1

Carl Rogers, tra i maggiori esponenti insieme ad Abraham Maslow della cosiddetta psicologia umanistica, dà una definizione della relazione d’aiuto del tutto condivisibile e sufficientemente suggestiva sia per chi per la prima volta si accingesse a porla in atto o per chi per professione ne ha una quotidiana esperienza. La sola carenza di questa definizione è a mio avviso la non definizione dei soggetti implicati. Chi è la persona che si prende cura dell’altro? Chi è colui a cui si presta cura?

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IL FUTURO, UN MITO DA COSTRUIRE Il cammino verso la Nazione Umana Universale

VII SIMPOSIO del Centro Mondiale di Studi Umanisti

Roma – Porto – Firenze – Attigliano

5-6-7 aprile 2019

Considerazione sulle tematiche proposte per la tavola rotonda del 6 aprile 2019

di Fulvio De Vita

Le brevi considerazioni espresse in questo documento non sono certamente esaustive, ma solo alcuni aspetti che potrebbero essere presi in considerazione nella discussione. Inoltre avendo il carattere di appunti, per una eventuale stesura di un documento comune, sono piuttosto intuizioni che non hanno carattere di opinioni fondate.

Dal documento di invito a questa tavola rotonda:

In sintesi, quindi, vogliamo essenzialmente domandarci: chi siamo? verso dove andiamo?

Ci faremo così delle domande sul ruolo che  il mito gioca, inteso come nucleo di immagini traccianti, in questa fase storica; quale sia la sua forza, il suo segno, i suoi riflessi nel vissuto dell’essere umano concreto.

Chi siamo? Dove andiamo?

Credo siano le domande fondamentali da porsi quando parliamo di futuro.

Senza sapere chi siamo, dove siamo, come siamo, ossia il punto di partenza, è praticamente impossibile immaginarsi un futuro qualsiasi.

Forse questo è proprio il punto che sarebbe necessario chiarire. Chi siamo.

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Riace può essere una svolta?

di Andrea Galasso

43205591_1831039393682125_2477500555543445504_nLa vicenda di Riace e l’arresto di “Mimmo” Lucano, se visti in un’ottica differente da quella diffusa, possono rappresentare un punto di svolta cruciale per la riflessione sulla tematica dell’Immigrazione, spezzando una dinamica che inizia ad essere obsoleta, pretestuosa e totalmente improduttiva se non in termini propagandistici. Si potrebbe cioè parlare, finalmente, dei migranti non a colpi di share e di like ma in termini di efficacia (o non efficacia, a seconda delle analisi) sul tessuto sociale, economico e urbano del nostro Paese. Sfuggendo cosi all’odio dei “talebani” o al buonismo degli “ecumenic chic” qualunque esse siano le conclusioni. La partita dei migranti, in tal senso, non si gioca né nel Mediterraneo, né a bordo di una nave, né in divisa rossa. Il destino della nostra società come frutto di differenti componenti umane si gioca a Riace. Ovvero su un modello che, giusto o sbagliato che possa sembrare, ci impone riflessioni di tipo più pragmatico e non puramente idealistico.

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La Buona Conoscenza libera

foto forum europeo

Intervento al Forum Umanista Europeo di Madrid, sabato 12 maggio 2018, per la tavola rotonda “La Buona Conoscenza per il futuro dell’Essere Umano”

di Roberta Consilvio

“La Buona Conoscenza nasce fin dagli inizi della storia umana come risposta alle carenze della specie. Il suo obiettivo implica la trasformazione di condizioni date che provocano dolore e sofferenza. La Buona Conoscenza si assume la ribellione davanti all’assurdo della morte, cercando di superare i limiti imposti di uno stato naturale all’apparenza definitivo e inamovibile. Questa ricerca verso il superamento di presunte ostili condizioni immutabili ha come obiettivo la crescita della libertà umana.” (dalla Dichiarazione per la Buona Conoscenza del Centro Mondiale di Studi Umanisti del 2015)
Prima di entrare nel cuore del dibattito su cos’è la Buona Conoscenza, vorrei precisare la posizione dell’Umanesimo Universalista su alcune questioni relative al concetto di conoscenza. Il mio punto di riferimento è l’opera di Silo “Appunti di Psicologia”.

Che cos’è la Conoscenza?
Quando si parla di conoscenza ci riferiamo ad un particolare modo di operare da parte dello psichismo umano di fronte al mondo esterno. La nostra specie ha abilità psicologiche uniche: immagina cose che non esistono; pensa in maniera astratta; trasferisce idee attraverso il linguaggio parlato e scritto; crea attività di intrattenimento come arte, musica e letteratura; si comporta secondo regole e tradizioni culturali; inventa oggetti e concetti nuovi che costituiscono la tecnologia e la scienza. Siamo passati dai primi piccoli gruppi di cacciatori e raccoglitori ai grandi imperi con organizzazioni di milioni di individui, oggi diventati miliardi. Questo percorso della specie può essere visto, dal punto di vista della conoscenza, come la nascita, l’accumulo e la correlazione continua di un corpus sempre più vasto ed articolato di informazioni, comunicazioni, apprendimenti, significati e rappresentazioni.
Si narra di un uomo che nel secolo XVIII era riuscito a leggere tutti i libri allora disponibili. Oggi è ovviamente impossibile poiché la conoscenza è aumentata in modo esponenziale, grazie alla possibilità dell’archiviazione elettronica. Senza contare la conoscenza non scritta: pratiche di centinaia di mestieri e arti tramandate da maestro ad allievo; ricette di cucina di tradizioni dimenticate; la sapienza delle meditazioni di piccoli culti, tanto per citare cose che non troveremo mai nei libri.

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La rivoluzione come modo di essere pienamente umano

Intervento di Vito Correddu del Centro di Studi Umanisti “Salvatore Puledda” al XIV Congresso di Filosofia a Pechino a nome del Centro Mondiale di Studi Umanista

Parlare di rivoluzione oggi espone a diverse critiche. Si rischia l’accusa d’ingenuità, anacronismo e antistoricità, soprattutto da chi oggi sosteniene la vittoria del pragmatismo sull’idealismo.

Tuttavia, non credo che ci sia qualcuno oggi, che non possa dire che ci troviamo in una situazione di crisi. Potremmo avere diverse interpretazioni della crisi ma nessuno è esente dall’esperienza di trovarsi in una situazione di crisi. Al di là dell’enormità dei problemi che abbiamo di fronte, la crisi infatti sembra porsi, prima che in altri campi, sul piano psicologico, come una sensazione di totale incertezza. È come se dal futuro non emergano immagini che ci permettano di fronteggiare le difficoltà che oggi attraversiamo.

Siamo stati abituati a pensare la rivoluzione come un evento che irrompe nel vissuto sociale di un gruppo umano fino a mutarne più o meno permanentemente le strutture politico-sociali. Siamo abituati a un’idea di rivoluzione che sovverte il potere vigente.

Nondimeno siamo portati a pensare la rivoluzione come un frutto naturale che trova le sue origini nelle contraddizioni che vanno sorgendo in un dato aspetto del vissuto umano, sia esso il sociale, il politico, lo scientifico, il tecnologico o il religioso. Se questo modo di pensare la rivoluzione ci fornisce elementi per un concetto di rivoluzione non risulta però esaustivo per comprendere la rivoluzione. Non è esaustivo perché non spiega come la presa di coscienza delle contraddizioni sorte nel contesto sociale possa essere sufficiente a produrre un fenomeno rivoluzionario e non spiega nemmeno circa la direzione e la qualità del fenomeno rivoluzionario.

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Sono per l’accoglienza senza se e senza ma.

di Vito Correddu

La nave Aquarius della ONG SOS Méditerranée con i suoi 630 migranti a bordo, dopo 9 nove giorni di navigazione nel Mediterraneo è finalmente giunta nel porto di Valencia. La vicenda è stata al centro di un braccio di ferro tra il governo italiano e l’Unione Europea sul tema immigrazione. Nodo della questione è il Trattato di Dublino che stabilisce quale paese prende in carico la richiesta di protezione internazionale da parte di un rifugiato che ha varcato illegalmente i confini dell’UE.

L’episodio dell’Aquarius, destinato purtroppo a ripertersi, ha dato nuova linfa al dibattito, – soprattutto nelle cosiddette sinistre – sul fenomeno dell’immigrazione coinvolgendo le categorie di razzismo e antirazzismo, destra e sinistra, capitalismo e socialismo, sovranismo e internazionalismo, morale e immorale, mondialismo e mondializzazione.
Tutto questo per giustificare, a secondo dello schieramento, l’apertura o la chiusura dei porti oppure la creazione di centri di raccolta di rifugiati dentro o fuori i confini europei. In sintesi accogliere o non accogliere.

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Omaggio alla memoria di Salvatore Puledda

L’Omaggio a Salvatore Puledda in occasione del decennale del Centro Studi Umanista.

di Emanuela Widmar

images.jpgNel 2008 venne ufficialmente fondato questo Centro di Studi Umanista e fu intitolato a SALVATORE PULEDDA, scienziato, scrittore, ricercatore, divulgatore: un umanista contemporaneo.

Salvatore Puledda, scomparso nel 2001, non è stato solo un noto studioso nell’ambito della ricerca chimica, ma i suoi interessi si sono concentrati anche sull’essere umano, la sua origine, il suo destino, la sua storia, le sue aspirazioni, le conquiste e le sue possibilità evolutive. Partendo dalla scienza, dall’uso sociale della scienza, ha ampliato i suoi studi anche verso l’indagine filosofica, mitologica, storica, mistico-religiosa.

Di questo intenso lavoro condotto nell’arco di tutta sua vita, restano i discorsi, le relazioni presentate in molte università di tutto il mondo, e i suoi numerosi scritti, tra tutti citiamo questi due libri, tradotti in varie lingue e pubblicati in oltre 50 paesi:
Rapporto Tokarev e Interpretazioni dell’Umanesimo.

Oggi ricordiamo la sua mente così acuta, sagace, intelligente, viva; ricordiamo la sua disponibilità all’approfondimento, al chiarimento se si avevano dei dubbi su argomenti vari che potevano spaziare dalla scienza alla religione, ma vogliamo ricordare anche la sua infinita disponibilità all’ascolto se qualcuno aveva delle difficoltà personali.

Questo centro studi lo ha come modello, come modello per la sua militanza umanista, per la sua passione verso la buona conoscenza, quella che rifiuta ogni tentativo di monopolizzare o restringere l’accesso al sapere, la buona conoscenza che porta avanti la necessità di fare dell’umanizzazione del mondo un progetto condiviso, progetto che ha accompagnato tutta la sua vita, ma ricordiamo Salvatore Puledda anche per il suo umorismo con cui colorava molte situazione del quotidiano.

Per tutto questo e per molto altro, con grande riconoscenza lo ringraziamo.

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Lettera per chiedere che la parola “nonviolenza” sia sul vocabolario

di Olivier Turquet 

In occasione della Giornata Internazionale della Nonviolenza è stata resa pubblica una lettera firmata da un nutrito gruppo di studiosi e militanti che si rifanno alla nonviolenza. La riportiamo integralmente.

Nella foto un momento della presentazione della lettera alla BiblioteCanova dell’Isolotto a Firenze.

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Al Comitato Scientifico dell’Istituto della Enciclopedia Italiana

Al Comitato Scientifico dell’Accademia della Crusca

 

La parola nonviolenza

 Consultando il sito dell’Enciclopedia Treccani, ci siamo accorti dell’assenza della parola nonviolenza nel vostro dizionario enciclopedico e nel vostro vocabolario della lingua italiana. Una ricerca più approfondita consente di trovare una breve voce nella sezione delle enciclopedie on line:http://www.treccani.it/enciclopedia/non-violenza/nella dizione errata, cioè separando i termini non e violenza.

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Per una fenomenologia della vendetta: le credenze costitutive

di Vito Correddu

Intevento al workshop: “Dalla Vendetta alla riconciliazione: Verso una umanità possibile”  –   Aula Volpi – Università di Roma Tre – 29 aprile 2016

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Abstract

Lo scopo di questo contributo è quello di definire le costanti che sovrintendono alla vendetta al fine di ottenere una conoscenza più approfondita delle sue manifestazioni sul piano sociale e dall’altro creare un terreno fertile per un suo superamento sul piano personale.

L’esposizione cercherà di far emergere gli elementi che fungono da trasfondo per ogni azione vendicativa. A tal proposito prenderemo in considerazione i concetti di danno e offesa, i concetti di causa dell’offesa e colpa e i concetti di pena e sanzione, quest’ultimi intesi come continuità della vendetta mascherata da giustizia.

Si cercherà inoltre di esporre brevemente un’ipotesi che spieghi il funzionamento della vendetta intesa come “la credenza per la quale far soffrire l’altro compensa quello squilibrio cosmico che si è prodotto per l’ingiustizia che l’altro ha commesso”.

Non si pretenderà di offrire certezze perché questo è un lusso concesso a chi non è implicato nel fenomeno.

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“L’universo casuale” e il salto evolutivo dell’essere umano

“L’universo casuale” e il salto evolutivo dell’essere umano

L’evoluzione dell’essere umano, il processo storico, la libertà di scelta, la compassione sono tra i temi trattati nella monografia “L’universo casuale”. Ne parliamo con l’autore, Fulvio De Vita, ricercatore del Parco di Studio e Riflessione di Attigliano.

Come e quando è nata l’idea di scrivere questa monografia?

Alcuni anni fa iniziai a fare un lavoro di meditazione piuttosto intenso, più che altro per capire meglio chi ero e il mondo in cui mi trovavo a vivere. Dopo un certo tempo ho iniziato ad avere delle sorprese: mi sono trovato a scoprire nuove cose di me stesso, di come funzionavo, dei miei limiti e di quelli del genere umano a cui appartengo. Sorpresa dopo sorpresa sono giunto ad alcune intuizioni che hanno modificato sostanzialmente il mio modo di vedere le cose e che mi hanno aperto frontiere inaspettate. Da quel momento ho iniziato a studiare e a scrivere per ordinare meglio quell’esperienza e alla fine ho pensato che le mie intuizioni e i miei studi sarebbero potuti servire anche. E così nel 2013 ho pubblicato “L’universo casuale”.

Questo scritto corrisponde alla tua area di formazione? Che studi hai fatto? Qual è la tua professione?

In realtà mi sono sempre dedicato allo studio delle immagini. La mia area professionale è stata la moda, la grafica e la produzione di documentari,

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